di Francesca Gabriele – Lui che con noi giornalisti è sempre disponibile per una volta, con la sua abituale cortesia, ci ha chiesto di rimandare al giorno dopo la conversazione perché impegnato a guardare la partita. Questo non lo dice mai, ma lo dicono gli altri, Giuseppe Giudiceandrea è un avvocato di successo che opera nel ramo civilista e matrimonialista ed è coordinatore del Forum del Partito democratico di Cosenza. Giudiceandrea è anche uno dei figli dell’indimenticabile Rita Pisano. “Prima di Oliverio, Guccione o Giudiceandrea, prima del collocamento o delle rivendicazioni e rivalse personali occorrerebbe- ci ha detto l’avvocato democrat – pensare alla Calabria, verificare quanto l’azione di ognuno sia o sia stata utile alla nostra Regione e comprendere tutti che è venuto il momento di cedere il passo alla competenza adatta a questi tempi”.

 

Com’è finita la partita?

La mia Juventus ha vinto tre a uno con un Milan capolista ma penalizzato da assenze importanti. Nel calcio come in politica, purtroppo, gli assenti hanno sempre la peggio

 

Non sarà il calcio a togliere tempo al suo impegno politico? Non esterna da giorni, lei che pur non essendo entrato in Consiglio regionale ha continuato con interesse ad occuparsi di cose di Calabria…

Il calcio, quello visto e non giocato, mi rilassa. E’ una partita a scacchi dinamica, la lotta fra due intelligenze spesso messe in difficoltà da condizioni imprevedibili ed esterne: l’abilità del calciatore avversario, l’errore arbitrale, l’infortunio. Guardare le partite mi aiuta a capire: il calcio in fondo è una bella metafora della vita. E per rispondere alla sua domanda, può capitare che durante le partite a volte le squadre si studino prima di “entrare nel vivo”. In realtà però sto esternando abbastanza in favore dei lavoratori precari e forestali e dei dipendenti del consorzio di bonifica dello Jonio e delle loro famiglie. Questo governo regionale di centrodestra sta dimostrando con loro improvvisazione, pochezza e molto poco riguardo per le tante promesse fatte in cambio di tanti voti.

 

Mario Oliverio è stato assolto. Lei che conosce assai bene il governatore, pensa che si candiderà e soprattutto il Pd lo candiderà?

Mi lasci esprimere la mia felicità per l’assoluzione, che arriva davanti ad un GUP e non varca neppure le soglie del processo. Ciò dimostra l’assoluta infondatezza di ogni castello accusatorio, ma già la cassazione si era espressa in tal senso. Fui tra i primi ad accorrere a casa di Oliverio appena fu possibile, ma non solo da lui: espressi solidarietà e vicinanza anche alla d.ssa Guzzo, a Damiano Mele, all’ex sindaco di Pedace Marco Oliverio. Era ed è un procedimento abnorme e queste persone a mio avviso non lo meritavano. Poi io non ero nelle carte e siccome sono rispettoso della magistratura, sia quella che inquisisce che quella che proscioglie, ho atteso con fiducia il verdetto, che non mi ha colto di sorpresa.

Per le vicende politiche non sono io a dover dire se Oliverio possa, voglia o debba ritornare a fare politica. Io credo che in realtà non abbia mai smesso. Sulla sua candidatura ci rifletterei: ora come un anno fa la valutazione va fatta non sulla passione o sulla propria voglia, ma sul reale gradimento che il popolo tutto della sinistra possa avere nei confronti del presidente. Se vogliamo vincere bisogna essere capaci di guardare avanti, preservando e con la collaborazione di tutti. Prima di Oliverio, Guccione o Giudiceandrea, prima del collocamento o delle rivendicazioni e rivalse personali occorrerebbe pensare alla Calabria, verificare quanto l’azione di ognuno sia o sia stata utile alla nostra Regione e comprendere tutti che è venuto il momento di cedere il passo alla competenza adatta a questi tempi.

 

Si candiderà a Consigliere?

Se il mio partito riterrà utile e necessaria la mia candidatura in un quadro di rinnovamento, non mi tirerò indietro. Ricordo a me stesso che l’ultima volta, con la palese sensazione della sconfitta per il centrosinistra, fui fra i pochi papabili ad accettare di candidarmi nella lista del PD osservando le “fughe” di alcuni valenti portatori di voti verso liste contigue e più “praticabili”, diciamo così. Ho ceduto la mia lista, quella dei DP, a Mario Oliverio su richiesta del commissario Graziano, garantendo l’elezione di Peppino Aieta, Flora Sculco e successivamente di Antonio Billari a Reggio, oltre alla candidatura di numerosi altri Compagni che altrimenti sarebbero rimasti “fuori”. Non mi manca lo spirito di sacrificio, come vede. Ma questa volta mi permetterò di chiedere al mio Partito di mettermi in condizioni di non mortificare le migliaia di persone che sceglierebbero di scrivere questo cognome lungo sulla scheda.

 

Come sta guardando a tutte queste ipotesi di candidature a presidente della Regione?

Guardo con attenzione e felice che si stiano facendo tanti nomi legati alla nostra terra e tutti capaci di guidare un governo di centrosinistra nell’interesse collettivo e non di una parte. Come Bevacqua ed Oddati credo anche io che non debba cedersi alla lusinga dell’ennesimo “viceré'” campano o romano: la Calabria ha uomini e donne capaci di guidare la nostra regione ed il processo di evoluzione e rinnovamento; non abbiamo bisogno di “fuoriclasse” importati da altre regioni, per quanto lusinghiere possano essere Le Loro candidature

 

Se non Oliverio, Anna Falcone o Luigi De Magistris?

Mi piace molto la candidatura di Irto, quella di Viscomi ed anche quella di Carlo Tansi. Guardo con attenzione anche ad Anna Falcone perché gradita ad una parte del tavolo. Non sono nessuno per dire di no ad Oliverio, ma non mi sembrerebbe la sua riproposizione uno sguardo rivolto verso il futuro. Quanto a De Magistris direi che il commissariamento esterno anche della presidenza della regione sarebbe il sigillo di una resa incondizionata alla vulgata falsa ed offensiva sulla nostra incapacità di venire fuori dal fango. 50 anni di regionalismo improntati ad un’alternanza troppo spesso inciucista, con qualche sacca di malaffare anche a volte ‘ndranghetista hanno creato questa immagine distorta della terra e dei figli di Telesio e Campanella. Tiriamo fuori l’orgoglio, mettiamoci tutti con umiltà a disposizione di un progetto di rinascita, allontaniamo i ladroni che ci portano cento voti ma ce ne fanno perdere mille e soprattutto “Jamu Avanti!”.

 

Come sta l’ex deputato Ferdinando Aiello?

Credo stia bene. Non lo sento da un po’.

 

Avvocato lei le sue affermazioni le esterna senza girarci intorno: si è ancora nei tempi utili per sperare di togliere la Regione al centrodestra?

Assolutamente sì. In fondo è il centrodestra disunito e che ha dimostrato enormi incapacità di gestione ad offrircene ampie possibilità. Possiamo perdere solo noi.

 

A chi si appella per raggiungere uniti l’obiettivo?

Chiedo a tutti, senza distinzioni, di non dimenticare l’obiettivo comune, volto alla vittoria ed al radicale cambio di passo. Un sacrificio personale, anche minimo, nell’interesse collettivo, è il più bel regalo che potremo farci per metterci alle spalle questo mostruoso 2020 e lavorare, tutti insieme per una Calabria finalmente al passo con il resto non dico dell’Europa, ma delle altre regioni del Meridione d’Italia.

 

Link dell’intervista: https://ildispaccio.it/primo-piano/262729-giuseppe-giudiceandrea-prima-la-calabria-e-poi-le-rivalse-personali