In queste ore, inevitabilmente, si parla del rapporto fra politica e Sanità calabrese commissariata da anni come tutti sappiamo. Commissariamento necessario per una gestione scellerata che ha giovato alle tasche di alcuni e non alla salute di tutti.

I calabresi, in queste ore, puntano il dito contro la politica colpevole di aver creato lo scenario attuale. Ed è un fatto innegabile che alcune dinamiche del passato hanno favorito il clientelismo più becere e affari poco chiari.

Ho riflettuto molto in queste ore, sul mio impegno politico. Sono andato a riguardare i miei interventi da consigliere regionale di maggioranza durante la scorsa legislatura guidata dal centrosinistra e ho potuto rileggere tutti i dubbi, che ho reso pubblici, sulla gestione commissariale in Calabria. Sì, perché è vero che la politica ha delle responsabilità ma anche i Commissari poco hanno fatto in questi anni tanto che il centrosinistra chiedeva, giustamente, che la Sanità in Calabria tornasse nelle competenze del presidente della Regione Calabria e di un assessore preposto.

È comprensibile che la gente sia arrabbiata ma se la Sanità non viene coordinata dai rappresentanti politici a cui hanno espresso fiducia allora si entra in una situazione paradossale come un cane che si morde la coda.

Tuttavia questo dibattito, oggi, è congelato dall’emergenza Covid. Assistiamo, in queste ore, alle scuse di lana caprina del centrodestra calabrese verso il governo centrale e verso i governi regionali precedenti ignorando il fatto che da Roma, questa volta, sono arrivati fondi che dovevano essere spesi per un obiettivo specifico: adeguare le terapie intensive alla luce del dramma Coronavirus.

Il governo regionale lo ha fatto? La risposta è no. Hanno predisposto, insieme ai commissari alla Sanità, il piano di emergenza richiesto? No. Nel passato ci sono stati moltissimi errori ma è un fatto che con gli 86 milioni erogati dal governo niente è stato fatto. Pochissime assunzioni di personale medico e paramedico e solo 6 posti aggiunti nelle Terapie intensive.

Alla luce di tutto questo è fin troppo normale che la gente protesti e non voglia saperne nulla della politica. Ma con i cittadini bisogna essere chiari e onesti, cosa che il centrodestra calabrese sta evitando di fare con ridicole e pericolose contestazioni sulla “zona rossa” che ovviamente non piace a nessuno ma che, alla luce di quello che non è stato fatto e alla luce di una situazione sanitaria già in fortissima difficoltà, è indispensabile per la sopravvivenza. Letteralmente.

Il governo, e il ministro della Salute Roberto Speranza in particolare, in questo momento più che mai ha il dovere di vigilare sull’attuazione di tutte le misure predisposte all’adeguamento sanitario in Calabria. La nuova struttura commissariale deve essere realmente operativa perché, altrimenti, i cittadini perderanno definitivamente il senso della presenza dello Stato.

Nella difficoltà più grande dalla Seconda guerra mondiale ad oggi, possiamo trovare uno spiraglio di speranza per la nostra Sanità, renderla davvero operativa e riconsegnarla in mano ad una politica sana che le metta in testa al suo agire per il bene dei calabresi altrimenti sarà la fine per tutti. Letteralmente.